con Gianluca Di Lauro e Alessandro Girami; video e interviste Marco Lamera e Valerio Galbiati; regia Gianluca Di Lauro

Back Readings è un progetto basato sulle riletture di giornali e documenti storici alla ricerca di luci ed ombre della storia contemporanea, della nostra vita. Ogni capitolo un fil rouge differente. Capitolo Uno: sciopero. Nel quale due attori documentano l’evoluzione dello sciopero dalle sue origini fino ad oggi.

Note di regia

Questo spettacolo non è uno spettacolo. Manca la storia. Anche se di storia si parla. E non è neanche una lettura, spesso si recita. Gli attori però leggono anche. Ci sono dei video ma non è “video-art”. Non è una rievocazione storica in costume. Assomiglia ad un documentario. Sì, un documentario “live”, è questo. Ha un tema chiaro: ricostruire la storia dello sciopero in Italia. Perché? Per lo stesso motivo per cui studiamo la storia: per cercare di capire il presente. Un presente nel quale tutti, ovunque, parlano della crisi, economica ma anche morale, del mondo e del paese Italia. Un presente nel quale tutti si lamentano ma nessuno protesta, in pochi scendono in piazza, in pochi scioperano, ma molti giurano di non poterne più. C’è qualcosa che non va e non capiamo cosa. C’è bisogno di mettere in pausa, riavvolgere velocemente il nastro, riguardare tutto rapidamente e fare il punto della situazione. A questa esigenza possono rispondere tutti, perché tutti possiamo accedere alla storia, che è nostra, è di tutti. Tutti! Quindi anche degli attori, dei registi, i quali, mettendo a disposizione quel che san fare possono rendere la ri-lettura più gradevole. Hanno influenzato questa messa in scena: quelle due o tre trasmissioni televisive che cercano sempre di censurare, quei bei documentari che manda solo la televisione a pagamento, il fascino della carta di giornale, la potenza della rete, il Quarto Stato, la paura di annoiare il pubblico, la voglia di capire perché ci si ritrova tutti in piazza solo quando l’Italia vince i mondiali di calcio. 
Quando ho iniziato a lavorare su questo progetto cercavo risposta ad una domanda:
Perché oggi che i nostri problemi principali sono il lavoro, la casa, arrivare alla fine del mese, l’essere precari, oggi che ciascuno di noi nella sua quotidianità pare abbia molti motivi di lamentela nei confronti del sistema, oggi che vorremmo almeno a parole grandi cambiamenti, perché oggi non siamo in piazza a scioperare, manifestare e a chiedere ciò che vogliamo? Perché ci sentiamo così soli e lontani dal condividere con gli altri questa inquietudine e questa paura del nostro futuro? La risposta l’ho cercata nella storia italiana, in un secolo e mezzo di lotte sociali.  Nell’ultimo anno qualcosa è successo, hanno manifestato gli studenti, sono saliti sulle gru e scesi in piazza gli operai, hanno urlato il loro disgusto le donne, si è manifestato contro il governo, contro il nucleare e a favore dell’acqua pubblica. La domanda che viene spontaneo porsi oggi è questa: “Quante manifestazioni saranno necessarie e cos’altro dovrà accadere prima che venga dato ascolto alla voce della piazza?”

Gianluca Di Lauro

Di che si parla

Si possono rintracciare forme di sciopero fin dalla civiltà dell’antico Egitto ma il moderno sciopero sembra essere stato inventato nel 1768 a Londra quando un gruppo di marinai, nel corso di una disputa salariale con i proprietari dei mercantili, passò di nave in nave ad ammainare le vele. 4 settembre 1904: quattro minatori sardi perdono la vita durante una rivolta operaia repressa dalle truppe inviate da Giolitti. Gli italiani, in solidarietà alla tragedia dei minatori sardi sperimentano per la prima volta lo sciopero generale e l’Italia intera si ferma per 4 giorni. 8 marzo 1943: nonostante il regime fascista avesse messo fuorilegge lo sciopero, a Torino un gruppo minoritario di operai riesce a fermare la produzione alla Fiat. La protesta si estende ad altre fabbriche del nord e rappresenta uno dei primi atti della Resistenza. 1967-1970: il Movimento Studentesco e l’Autunno Caldo. La stagione delle lotte e delle conquiste della classe operaia, gli scioperi, le occupazioni, la solidarietà tra studenti ed operai, lo Statuto dei lavoratori. 1970-1990: gli anni di piombo, gli scioperi selvaggi, l’inasprimento del conflitto, le sconfitte sindacali dalla marcia dei colletti bianchi del 1980 all’abolizione della scala mobile, lo sciopero diventa difensivo. Anni 2000: che fine ha fatto lo sciopero? Dall’incredibile esperienza dello sciopero virtuale dei lavoratori IBM su Second Life alla ancora più recente accezione di sciopero virtuale proposta nel 2009 dal governo italiano per regolamentare le astensioni nel settore dei trasporti.

Fonti

Testi e pubblicazioni

  • La Costituzione Italiana
  • Discorsi politici di G.Giolitti – Tipografia della Camera dei Deputati / Roma 1953-56
  • Come fare lo sciopero con amore – C. Silva/R.Peynet – Ed. Rizzoli 1971
  • Corso di Storia – Giardina / Sabbatucci / Vidotto – Ed. Laterza 1991
  • Tutti o nessuno – C.Bermani – Shake Edizioni underground
  • Un lavoro da ridere – aa.vv. – Ed. Feltrinelli 1991  A che cosa serve il sindacato? – P. Ichino – Ed. Mondadori 2005
  • I diritti sociali e del lavoro nella Costituzione italiana – a cura di G.Casadio – Ediesse Roma 2006
  • ROSSA Immagine e comunicazione del lavoro 1848-2006 – aa.vv. – SKIRA, Ediesse Roma 2007

Stampa

  • L’Unione Sarda
  • La Stampa
  • Lavoro, Settimanale della CGIL
  • Il Corriere della Sera
  • La Repubblica
  • L’Unità

Internet

  • reti-invisibili.net
  • wikipedia.it
  • liguria.cgil.it
  • pmli.it
  • fondazionecipriani.it
  • fainotizia.it
  • governo.it
  • union-network.org
  • pc-facile.com
  • ilDeposito.org

Musiche

  • Stormy Six
  • Fabrizio De André
  • I Righeira
  • E Zezi e gruppo operaio

Fotografie

  • Fondazione Lelio e Lisli Basso – Isocco, Roma
  • Archivio Storico CGIL Roma
  • Archivio Rassegna sindacale – Roma
  • Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea – Roma
  • Biblioteca Nazionale centrale Firenze
  • Archivio Centrale dello stato ROMA


Si ringraziano I lavoratori e gli studenti intervistati, Lorena Arosio, Fabio Chiesa, Arci Brenna

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